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Tazio Nuvolari
Vanderbilt Cup 1936
Primo Carnera
Campione Mondiale Pesi Massimi 1933-34
Marco Pantani
Vittoria al Tour de France 1998
Ondina Valla
Olimpionica 80 metri ostacoli a Berlino 1936
Enrico Fabris
Olimpionico 2006
Valentina Vezzali
Olimpionica individuale 2000, 2004, 2008

SISS seminario caserta grande guerra 4

Per fare un resoconto del Seminario internazionale "Sport e Grande Guerra, il contributo del Sud", che si è appena svolto a Caserta nei giorni 5 e 6 ottobre, non si può prescindere dal riferire la scelta che si è fatta di collocarlo all'interno di una scuola, il liceo Manzoni, che da quest’anno è anche sede della delegazione SISS di Caserta. Qui il Seminario ha ottenuto una ospitalità ricca di servizi grazie alla cordiale accoglienza della Dirigente Scolastica, la prof.ssa Adele Vairo, tra i protagonisti dell'impresa più convinti della bontà dell'utilizzo della Storia dello Sport per comunicare ai giovani la cultura della tolleranza, dell’educazione alla legalità e della democrazia.

A lavori conclusi riteniamo utile evidenziare alcuni punti del Seminario significativi per la ricerca futura. Con il fascino della storia raccontata, di spessore e prevalentemente inedita, il Seminario ha confermato uno degli obiettivi principali della SISS, ovvero non solo approfondire la ricerca in un settore della cultura sportiva, quello storico, ancora non pienamente delineato, ma soprattutto disseminarne la conoscenza che è anche coscienza. Si tratta infatti di formare un esprit du sport più marcato e un discernimento riguardo alla vera essenza di questo fenomeno, così diffuso nella nostra società eppure così poco conosciuto nella sua profondità culturale. E per quanto il Seminario si sia presentato come il proseguimento del precedente Convegno di Firenze di SISS e SISM ("Lo sport alla Grande Guerra", 5-6 maggio 2014) in cui l'argomento sport e Prima Guerra Mondiale erano stati affrontati in senso ampio e generale, a Caserta non si è replicato quanto già affermato in quella sede, piuttosto si sono cercati nuovi spunti perché la ricerca vada avanti.

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I lavori sono stati introdotti dalla prof.ssa Vairo che ha poi lasciato subito la parola al sindaco di Caserta, il dott. Carlo Marino, il quale ha voluto rivolgere il suo saluto a relatori e studenti centrando pienamente il prezioso ruolo dello sport e della sua cultura per la costruzione di una casa comune in cui sia bene evidente il senso di identità e di appartenenza. Sport è infatti, ha ricordato il Sindaco, saper stare insieme rispettando le regole, seguendo i doveri civili per poi pretendere e avere il diritto allo studio. Dopo i saluti della SISS e la presentazione della scansione dei lavori, il prof. Donato Tamblé, Vicepresidente della SISM, ha sottolineato la valenza di Seminari come questo ai fini della ricerca storica, mostrando perseveranza nel volere sempre conoscere di più senza adagiarsi su facili traguardi. Il passato, ha proseguito, è parte del presente, che ne è conseguenza e prosecuzione. La conoscenza storica dà spessore alla nostra esistenza e permette valutazioni e comparazioni che servono anche a progettare e costruire il futuro. Ma bisogna avere il coraggio di superare le difficoltà della ricerca e il problema delle risorse non sempre adeguate alle necessità culturali. Questo Seminario infatti si è presentato con qualche difficoltà dovuta proprio alla novità del tema proposto e hanno dunque mostrato coraggio tutti i relatori (Gregory Alegi, Daniele Bardelli, Franco Bruno Castaldo, Roberta Benedetta Casti, Rosalba Catacchio, Raffaele Ciccarelli, Cristiano Dechigi, Luciano De Luca, Paul Dietschy, Mario Fadda, Ugo Falcone, Sebastián García Guerrero, Deborah Guazzoni, Claudio Mancuso, Matteo Monaco, Francesco Muollo, Didier Rey, Giorgio Seccia, Josef Špánik, Angela Teja) che lo hanno affrontato raggiungendo Caserta da ogni parte d'Italia e d'Europa, non solo dal Sud d’Italia. Significativi i saluti del t. col. Franco Colella che ha parlato a nome dell'Ufficio Storico SME e del direttore col. Cristiano Maria Dechigi, da poco destinato ad altro incarico, ma che aveva seguito l'organizzazione del Seminario sin dal suo nascere, risolvendone di volta in volta le difficoltà. Il sottotenente dott. Paolo Formiconi, dello stesso Ufficio Storico, ha presentato al nome del direttore la prolusione ai lavori ricordando alcuni punti chiave dell'addestramento dell'Esercito di un secolo fa e di come la Grande Guerra lo abbia rinnovato e migliorato con l’irruzione dello sport al seguito delle truppe americane. Un discorso vivace e ricco di considerazioni attuali, adatte anche al pubblico giovanile presente numeroso in sala. Il programma dei due giorni si è svolto nei tempi, lasciando anche la possibilità di dibattere su alcuni punti salienti affiorati. Ci preme sottolineare alcuni contenuti inediti e le possibilità di ricerca che sono scaturiti dal Seminario: questo infatti si è presentato soprattutto come un working in progress con molto lavoro ancora da svolgere. Se infatti al Nord si sa ampiamente dello sport e degli influssi che la Grande Guerra ha avuto sul suo sviluppo in Italia e in Europa, assai poco si sa dello sport al Sud. È stato Claudio Mancuso dell'Università di Urbino a sottolineare pertanto l'aspetto di novità del Seminario, tracciando con abilità le linee da seguire per la ricerca futura, o meglio, alcune delle tracce possibili, soprattutto in Archivio di Stato di Palermo, dove il ricercatore risiede e dove avuto modo di osservare lo stato precario della documentazione sportiva che qui si può trovare. Se infatti esistono tracce di società e sociabilità di inizio 900, è difficile individuare fondi sportivi, anche perché spesso non sono ancora inventariati né consultabili. Una difficoltà questa per la ricerca che molti dei partecipanti hanno lamentato. Primo centro di interesse per i ricercatori è stato l'appartenere l'Italia e il suo Sud alla cultura mediterranea, crocevia di influssi molteplici di popolazioni, che si sono andate alternando in quello che sarebbe diventato il Regno preunitario delle Due Sicilie. Dunque la storia del Sud, al cui interno si colloca quella del suo sport, non può fare a meno di risentire del periodo precedente l'Unità d'Italia e delle sue conseguenze. La "Questione meridionale" è stata più volte sfiorata dalle varie relazioni presentate ed è emerso chiaramente che bisognerà affrontarla sistematicamente se si vorranno definire le linee di sviluppo dello sport nel Meridione d’Italia.

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I recenti studi di Felice Fabrizio svolti su base geografica hanno indirizzato molti degli interventi, con le sue "gravi" classifiche statistiche, che pongono all'ultimo posto di qualsiasi conteggio le città del Sud e i loro apparati sportivi. Da qui l'esigenza, si diceva, di studiare in maniera approfondita la diffusione dello sport in altre zone d’Italia oltre che al Nord, anche in rapporto alla lettura dominante fino alla Grande Guerra di questo fenomeno come espressione di Milano, sua "capitale morale". Ecco dunque un primo focus evidenziabile su cui procedere con la ricerca: in che modo il modello culturale dello sport del Nord ha influenzato il Sud? Ci sono state differenze? Se si, da quando? In che modo la Prima Guerra Mondiale può aver influito su questo terreno e come? Il prof. Daniele Bardelli ha analizzato con attenzione questo ambito chiedendosi se l'immagine del Sud sportivo visto dal Nord fosse cambiata nel primo dopoguerra. La "Gazzetta dello sport", che come riferito più volte può essere considerata una fonte primaria per lo storico, per quanto animata da finalità utilitaristiche, ha indubbiamente aiutato a far conoscere in tutta Italia il suo Meridione, influendo notevolmente sul processo di nazionalizzazione. La bicicletta e il suo Giro è l'argomento meglio conosciuto e trattato, anche se all'epoca "sotto Napoli non si andava", con allusione al pessimo stato delle strade nel Meridione. Le strade talvolta non c'erano affatto e quelle che esistevano neppure si conoscevano, tant'è che la prima cartografia della zona nel periodo anteguerra è inglese. Quello del senso di identità nazionale al Sud costruito attraverso lo sport – proprio come la trincea era stato un elemento catalizzatore altrettanto efficace per gli scambi di culture e dialetti tra italiani di varie regioni - è probabilmente un importante focus di ricerca cui potranno far riferimento gli storici nei prossimi anni per meglio definire il radicarsi del fenomeno sportivo nelle terre del Sud. Se non è potuto mancare il pallone da football, questo è chiaro che sia "venuto dal mare", come ha affermato il gen. Giorgio Seccia della SISM, grande esperto anche del mondo del calcio e in particolare di quello collegato a compagini militari in tempo di guerra. Oltre a vari spunti storici inerenti la pratica di questo sport nel periodo della Grande Guerra, il gen. Seccia ha ricordato un'osservazione fatta di recente da economisti dello sport che hanno messo in parallelo le variabili demografiche ed economiche negli ultimi 100 anni di una regione, con il piazzamento medio delle sue squadre di calcio a livello nazionale. Ne è scaturito che Roma e Napoli sarebbero state equivalenti alle squadre di Milan e Inter. Sarebbe dunque mancata l'abilità manageriale ai dirigenti delle squadre del Sud per imporsi ai più alti livelli delle classifiche. Un altro punto su cui tornare a fare ricerca è quello riguadante l'apporto dei cattolici al settore sportivo, tema che è affiorato più volte e non solo nello studio che personalmente ho presentato a conclusione dei lavori soffermandomi sulle società sportive cattoliche al Sud, ma anche in quello di Matteo Monaco, il quale ha tratteggiato l'impegno di padre Giovanni Semeria per l'Opera Nazionale Meridione d'Italia, dopo aver conosciuto don Minozzi e le sue Case del Soldato e conseguentemente l'esigenza di trovare una soluzione al mantenimento del gran numero di orfani originati dalla guerra. Un lavoro svolto negli archivi di Salesiani e Barnabiti, con alcuni ritrovamenti documentari di un certo interesse, che aprono nuove prospettive di ricerca, il che ha confermato ancora una volta la notevole valenza dell'incontro casertano per quel che riguarda una nuova definizione dello sport a partire dal Sud. Nel caso di padre Semeria si tratterebbe di un rapporto con le associazione sportive cristiane americane, validato da una lettera tra don Minozzi e il dott. Nollen rappresentante dell'Ymca in Italia, considerando che padre Semeria era un grande amico di don Minozzi. Infine anche Rosalba Catacchio si è mossa per la sua ricerca negli archivi diocesani delineando in maniera talvolta commovente l'impegno di parroci e sacerdoti per soccorrere le famiglie in tempo di guerra, aiutandole anche nella lettura della corrispondenza dal fronte dei loro cari. Lo sport cattolico è stato un tema ricorrente nel Seminario a sostegno della tesi che lo sport si sia espanso al Sud anche grazie al movimento cattolico, così ben radicato e organizzato all'ombra dei campanili. Per confermare questa tesi sarà fondamentale una ricerca sistematica svolta negli archivi, anche nei diocesani si diceva, e naturalmente in quelli di Stato oltre che nelle singole società sportive, dove però è raro trovare archivi riordinati. La problematica degli archivi è stata quella in assoluto più ricorrente al Seminario di Caserta, come è logico che fosse, dovendo gli storici spesso muoversi su fonti secondarie o su di una pubblicistica d'epoca non sempre affidabile. Questo il motivo per cui opportuna è apparsa la Tavola rotonda sugli archivi sportivi che gli organizzatori hanno voluto collocare nella parte centrale del Seminario e con la presenza di illustri specialisti del settore tra cui il prof. Tamblé, tra i principali esperti di archivistica in Italia, fondatore e presidente del Centro Studi Sports’ Records.

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Presiedendo e introducendo il dibattito il Prof Tamblé ha delineato i principali punti di una corretta archivistica sportiva. Il tema fondamentale del discorso è stato quello di come contrastare il fenomeno della dispersione dei materiali documentari sportivi elencando i vari punti dei classici percorsi archivistici che andrebbero calibrati sulla specificità dello sport, le serie documentarie, i criteri di selezione dei materiali che possono avere significato storico, le procedure di scarto, l’accessibilità, le sedi di conservazione e fruizione. Se la dott. Catacchio della Soprintendenza archivistica della Puglia ha lamentato l'assenza di un progetto nazionale sullo sport da parte della Direzione Generale, che è stato portato avanti in alcune regioni, in primis Puglia e Lazio, per iniziativa delle Soprintendenze archivistiche. La dott. Emanuela Marinelli della Soprintendenza archivistica del Lazio, ha ricordato appunto l’azione di questo Istituto, che, a partire dal 1980 ha portato al censimento di questi archivi, in particolare quelli del CONI e delle Federazioni, e a numerosi inventari, che con analoghi interventi di Puglia, Toscana e Lombardia confluirono nel volume Lo sport negli archivi in Italia (2010). Il prof. Ugo Falcone della SISM di Udine ha ricordato come gli archivi diocesani, esulando dalle istituzioni, possano trasmettere uno spaccato della società senza filtri e quindi essere ottimi trasmettitori dei costumi sportivi. La due giorni di studi si è completata con uno sguardo all'Europa e ai suoi Sud, e anche in questo caso ne è scaturita l'esigenza di proseguire il lavoro di ricerca elevandolo a un livello comparativo con i colleghi stranieri intervenuti e allargandolo a una proposta concreta da presentare al CESH. Paul Dietschy dell'Università di Besançon, ormai un habitué degli incontri di studio della SISS, e Didier Rey dell'Università di Corte in Corsica hanno ben evidenziato come sia relativo il concetto di Sud dal momento che in Francia lo sport si è espanso sia al Nord che nei porti del Sud, tant'è che nel 1903 il Tour passò dal Midi. Non ci sarebbero stati dunque ritardi come invece in Italia, per la diffusione dello sport nelle due zone geografiche francesi. Il prof. Rey ha intrattenuto il pubblico sulla nascita nel dopoguerra di un binomio valido ancora ai giorni nostri, quello di sport e turismo, trattando in particolare del circuito automobilistico della Corsica che determinò una rinascita anche economica dell'isola, unendola maggiormente alla madre patria. Spunti di modernità e di progresso che si ripetono nell'esempio della Targa Florio in Sicilia e nell'irruzione dell'automobilismo nel Sud andaluso, ricco anch'esso di elementi pionieristici. Ne hanno rispettivamente parlato i giovani ricercatori Deborah Guazzoni della SISS di Vercelli e Sebastián García Guerrero dell’Universidad Pablo de Olivade di Sevilla (Spagna). Del resto anche il Movimento dei Sokol, di cui ha parlato il consigliere dell'Ambasciata della Repubblica Ceca dott. Joseph Špánik, è stato presentato nella sua manifestazione a Trieste austroungarica come il Sud del Movimento. Il dott. Špánik ha ampiamente trattato il passaggio della Legione Cecoslovacca nella Terra di Lavoro nel 1917-18. Visti i numerosi input di ricerca scaturiti durante il Seminario di Caserta, che ha sottolineato dov’è stata evidente l’importanza di incontrarsi tra studiosi per confrontarsi e dibattere, non resta che rimboccarsi le maniche e iniziare il nuovo cammino di studio. SISS e SISM sono pronte.

Angela Teja
Società Italiana di Storia dello Sport

 

 

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